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Nello sport "è possibile che i rapporti interpersonali finiscano in malattie psichiatriche"

08-05-2012 10:05 - Lazio

Quante volte abbiamo esclamato: "La famiglia mi fa impazzire" oppure il lavoro o anche una certa attività.

Fino ad ora era un semplice modo di dire, ora può avviarti a una terapia.

I disturbi relazionali sono definiti; modelli di comportamento persistenti e dolorosi, sentimenti e percezioni che coinvolgono due o più persone in un rapporto importante. In genere, le persone che soffrono di disturbi relazionali hanno problemi con i loro principali gruppi con i quali intrattengono rapporti interpersonali (lavoro, famiglia, attività ricreative e così via).

Il concetto di disturbi relazionali, come quasi tutto nelle diagnosi psichiatriche dei nostri giorni, ha le sue radici indietro nel tempo. Nel secolo XIX in Francia gli psichiatri coniarono il termine: "folie a deux" (follia a due) per descrivere una follia condivisa da due persone.

La ricerca indica che le persone con relazioni disfunzionali riempiono le sale d´attesa dei medici. E ancor più importante che laddove una diagnosi entra nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, l´assicurazione sanitaria (pubblica e privata) dovrà coprire i costi del trattamento e si faranno largo anche richieste di risarcimento assicurativo.

Il disturbo relazionale oltre che fra coniugi, nelle famiglie e nel lavoro, si sta facendo largo anche fra l´associazionismo sportivo, compromettendo i moderni principi del medesimo, per cui, esso, non mira a risolvere i problemi che sono posti nel loro insieme a dirigenti, atleti, istruttori sul piano dell´organizzazione e sul piano pedagogico, didattico e tecnico. Questo comporterà l´allontanamento di quanti nel volontariato svolgono funzioni di dirigenti, tecnici e ufficiali di gara, una moria di associazioni sportive e, in generale, un aumento dei costi di gestione.

Innumerevoli persone dedite allo sport dilettantistico potrebbero, una mattina, svegliarsi con un disturbo psichiatrico, mettendo in seria difficoltà l´organizzazione sportiva nel coprire i costi del trattamento e la richiesta di risarcimento.

A questo punto sarà necessario da parte di un´organizzazione programmare e poi realizzare attività finalizzate all´educazione dei rapporti interpersonali che sono il fondamento di qualsiasi azione di vita e consentono al soggetto di procedere verso una progressiva costruzione di sé, distinguendosi dall´altro come individuo differente, comunicando e interagendo con lui, cooperando cognitivamente.

Un´educazione che andrà centrata non su di una persona "di spicco" oppure che abbia un "non so che di superiore ed elevato", ma aperta a un rapporto di reciproca considerazione e collaborazione con l´ambiente sociale. Rifiutare ogni forma di autoritarismo, diretto e indiretto, che equivale a deresponsabilizzazione. Infatti, gli atteggiamenti e i comportamenti del gruppo maggioritario o anche soltanto da chi ha in mano il potere, che tende a differenziare, per poi rifiutare la persona ed emarginarla, alterano i rapporti interpersonali.

L´analisi statistica, in questo periodo, dice che nell´associazionismo sportivo, dopo un periodo di grande impegno da parte degli associati, si è fatta strada una certa delusione, perché questi ultimi si sono ben presto resi conto di non poter, di fatto, incidere seriamente sull´impostazione e sulla condizione della medesima che rimane saldamente nelle mani dei suoi operatori, i quali cercano di sfogare i propri per lo più frustati bisogni di affermazione o di qualificazione. Questa tendenza certamente incide in modo non positivo sul rapporto tra la singola persona o i gruppi di persone e lo sport praticato e, o dirigenziale.

Perché i rapporti interpersonali non finiscano in malattie psichiatriche, necessita che l´individuo (o gli individui) abbia (abbiano) la capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta. E nel diritto di resistere, di essere impopolare, di essere libero di schierarsi per le sue convinzioni per il solo fatto che sono sue.

La vera dirigenza associativa è questa e senza di essa non c´è mai progresso di nessun genere e nemmeno l´illusione di averla. E i disturbi relazionali si allontanano o si avvicinano, percepiti negativamente, come assenza di sottomissione, di schiavitù, di costrizione per cui l´uomo si considera indipendente oppure positivamente nel senso dell´autonomia e spontaneità del soggetto razionale: con questo significato i comportamenti umani volontari si basano sulla libertà e vengono qualificati come liberi.


( Scritto a cura del Prof. Maurizio Longega, redatto dall´ufficio stampa U.N.V.S. Sezione : Ferri/Tudoni/Silla del Sole - Anguillara Sabazia ( Roma )

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