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Lello Antoniotti: grande in campo e fuori

29-12-2011 09:19 - Piemonte-Valle d´ Aosta
Antoniotti 3° in basso da sx vicino a Lorenzo Buffon con la nazionale B
Tra i giocatori novaresi che hanno brillato nel calcio di alto livello Lelio (ma per tutti Lello) Antoniotti merita uno spazio di particolare riguardo. Nato a Bard, in Val d´Aosta, il 17 gennaio 1928, ma novarese a tutti gli effetti, per essere cresciuto e avere sempre abitato a Novara, Lello ha giocato in successione per: Sparta di Novara (serie C), Pro Patria (serie B e A), Lazio, Torino, Juventus, Vicenza (tutte in serie A) e Novara (serie B). Centravanti di ruolo, ha consuntivato 249 presenze e 52 goal in serie A, 41 presenze e 22 goal in serie B. Giocò inoltre con la nazionale giovanile i Giochi del Mediterraneo e alcune partite con la nazionale B, quella che comprendeva i migliori giocatori, che non trovavano momentaneamente spazio nella nazionale A. Per la massima rappresentativa nazionale fu convocato, ma non scese mai in campo: posso però dire con cognizione di causa che l´avrebbe meritato.
Curiosa fu la sua iniziazione al calcio: nel cortile dei Salesiani di Novara, si improvvisavano partite tra squadre di venti e più giocatori privi di maglia, nelle quali non si sapeva quali fossero i compagni e quali gli avversari. L´unico modo per giocare era dribblare tutti e cercare il goal. Lello acquisì così capacità straordinarie nel dribbling, che eseguiva in velocità. Curioso anche il suo mancato passaggio al Novara. A 18 anni aveva già concluso uno splendido campionato con la Sparta, che aveva un accordo di fare maturare i giovanissimi del territorio, i migliori dei quali sarebbero poi passati al Novara. In cambio il Novara copriva le spese della Sparta. Nell´immediato dopoguerra però il Novara si trovò in difficoltà economiche che gli impedirono di rispettare questo impegno. E allora la Sparta cedette i suoi "pezzi migliori" alla Pro Patria che, disposta a pagarli di più, si trovò una squadra validissima, imperniata su diversi spartani, che vinse subito la serie B (1946-47) con 22 goal di Lello e conquistò la serie A. Del primo campionato di A faccio parlare i numeri: ottavo posto in classifica, 33 presenze e 11 reti per Lello. Il suo modo di giocare era entusiasmante: continui scatti, cambi di velocità e di direzione, senso del goal; il tutto con un fisico piuttosto minuto. A 20 anni era già tra i quattro o cinque migliori centravanti italiani e probabilmente era il giocatore che suscitava i maggiori entusiasmi.
Anche il secondo campionato di A iniziò benissimo: 8 reti in 14 partite. Ma proprio alla 14a partita si verificò un fatto grave che avrebbe lasciato il segno nella sua carriera di atleta. Per ridurre le spese di trasferimento, le squadre del nord erano solite giocare due partite consecutive nel centro-sud, senza rientro intermedio. Dopo una splendida vittoria per 5-2 a Roma contro la Lazio, la Pro Patria era impegnata tre giorni dopo (mercoledì 8 dicembre 1948) a Palermo. Lello si sentiva molto debole e aveva un po´ di febbre, ma, anche perché la squadra viaggiava senza medico, la sua società decise di schierarlo per sostituire un infortunato dell´ultimo momento. La sua affezione alle vie respiratorie, evidentemente grave, si trasformò in una pleurite, per la quale fu per qualche giorno in coma. La sua ripresa fu molto lunga e faticosa. Fu mandato in riviera a riprendere gradualmente la condizione atletica. Per quel campionato non giocò più. Rientrò solo verso la fine di quello successivo, facendo registrare 4 presenze e una rete. Dopo quel grave episodio però Lello, ancorché molto giovane, non fu più lo stesso giocatore: anzi tutto il calcio cessò di essere per lui un divertimento. E anche sul campo mutò il suo modo di giocare: persa in parte la sua esplosività, continuò a dispensare tesori tecnici, ma divenne progressivamente meno "punta", acquisendo in compenso la capacità di interpretare le partite con straordinaria intelligenza tattica. Tanto è vero che passò a squadre di primissimo livello, dove riprese a segnare, ma non più a raffica. Giocò in nazionale B e giunse molto vicino all´esordio nella nazionale maggiore. Chiuse la sua carriera da professionista nella sua città, con un campionato senza infamia e senza lode.
Lasciato il calcio giocato, iniziò un diverso rapporto con il suo sport preferito. Allenò la nazionale dilettanti e, mentre stava per diventare allenatore di quella juniores, Italo Allodi lo chiamò a far parte dello staff della FIGC. Fu dapprima docente di tecnica calcistica, poi responsabile dei NAGC (Nuclei Addestramento Giovani Calciatori), infine responsabile degli istruttori del Centro Tecnico di Coverciano. Queste sue affermazioni fuori dal campo dimostrano che possedeva valori che, almeno in quei tempi, non erano molto diffusi tra i calciatori: con una solida istruzione di base, sviluppata attraverso letture e interesse per l´arte, aveva un eloquio sciolto e brillante, che già da calciatore lo rendeva obiettivo prezioso per le interviste dei giornalisti. Da manager queste caratteristiche emersero con maggior chiarezza. Molti tra i personaggi del mondo del calcio, che lo conobbero a Coverciano, lo ricordano con stima e affetto. Più volte ne ho incontrato qualcuno che, conoscendo la mia provenienza da Novara, mi ha chiesto di portargli il suo affettuoso saluto. Lello, che nel gennaio 2012 compierà 84 anni, vive a Novara attorniato dall´affetto di moglie, tre figli e sei nipoti.

Luciano Marmo

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