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La violenza ed il bullismo a scuola

02-05-2012 11:46 - Lazio
CO.NA.PE.F.S
CONVEGNO NAZIONALE DI STUDIO
"La Violenza ed il bullismo a Scuola"
Roma, Viale Tiziano, 5 - 28 Ottobre 2009 -

RELAZIONE DEL DOTT. PASQUALE PIREDDA SUL TEMA :

LO SPORT SCOLASTICO COME STRUMENTO
DI EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA ATTIVA
E DI PREVENZIONE CONTRO IL FENOMENO DEL BULLISMO

Il fenomeno del bullismo rappresenta, oggi, un tema di stretta attualità ed è motivo di preoccupazione da parte degli insegnanti, dei genitori e di tutti quei soggetti che, a vario titolo, sono impegnati nel campo dell´educazione.

L´Istituzione Scolastica e le altre Agenzie Educative, ovviamente, non possono ignorare questo problema di disagio, che investe la fase di sviluppo infantile e adolescenziale e precisamente la fascia di età compresa fra la scuola primaria e la scuola secondaria di primo e secondo grado.
Le manifestazioni di disagio, in genere, si manifestano attraverso :
- difficoltà di apprendimento
- difficoltà di comportamento
- difficoltà relazionali
- bullismo

Per quanto riguarda il fenomeno del bullismo c´è da segnalare, la campagna nazionale, contenuta nella Direttiva Ministeriale N° 16 del 5 Febbraio 2007 - Linee di indirizzo per la prevenzione e la lotta al bullismo -, che indicano come obiettivo principale: "la valorizzazione della persona, la crescita e lo sviluppo educativo, cognitivo e sociale del singolo discente mediante percorsi di apprendimento individualizzati e interconnessi con la realtà sociale del territorio, la cooperazione, la promozione della cultura della legalità e del benessere dei bambini e degli adolescenti".

Si pone, però, il problema di come trasferire questo approccio teorico sul piano applicativo e nella proposta didattica quotidiana dei nostri docenti, molti dei quali, spesso, continuano a rimanere chiusi in una visione parcellizzata delle loro discipline, senza tenere conto degli obiettivi trasversali, ma soprattutto del concetto unitario del sapere e del progetto educativo comune.

Allora, viene da chiedersi, ad esempio, se l´educazione alla legalità e alla convivenza civile debba interessare una singolo settore disciplinare o un progetto particolare o coinvolgere, con un impegno responsabile, tutti i docenti della classe.

Le Indicazioni Nazionali presenti nelle recenti Riforme Scolastiche chiariscono ogni dubbio, esse, infatti, evidenziano la necessità che l´azione educativa sia centrata non sui singoli contenuti disciplinari, che rappresentano l´asse dell´istruzione, ma soprattutto, sulla persona, considerata nella sua totalità antropologica, vale a dire nella sua dimensione cognitiva, emotiva, socio-relazionale, corporea (asse dell´educazione).

Le discipline di studio i cui nuclei fondanti sono le conoscenze e le abilità (strumenti irrinunciabili, tra l´altro , nel percorso formativo dell´alunno ) , hanno , perciò, senso e significato , se sono
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considerate, non come aree tematiche separate fine a se stesse, ma come patrimonio da utilizzare nello sviluppo di competenze per la vita (life skill).

L´azione di contrasto al bullismo si inserisce in questo quadro educativo generale: educare significa, in definitiva, trasferire il sapere e il saper fare nel campo del saper essere, ciò comporta la capacità di utilizzare al meglio le conoscenze/abilità apprese e di gestire la propria persona in rapporto alla realtà esterna nell´ottica di un rapporto con la società civile, tradurre, insomma, i saperi della scuola in saperi di convivenza civile e di cittadinanza.

La scuola ha, in definitiva, il dovere istituzionale di educare attraverso l´istruzione e di predisporre mezzi, strumenti, strategie e piani d´intervento efficaci, che siano in grado di formare, come afferma Morin, non tanto teste ben piene, quanto teste ben fatte.

Come sostiene lo stesso studioso, è necessario che la scuola crei emozioni, che diventi una comunità educante, in cui si creino situazioni aggreganti e rapporti interpersonali postivi all´interno del gruppo classe e che siano trasferibili anche all´ambiente extrascolastico.

Bisogna, cioè, operare, all´interno della scuola, un´azione di contagio positivo, che coinvolga gli alunni in modo attivo e partecipato, in cui si sentano protagonisti del loro processo di crescita.

LA FUNZIONE DELLO SPORT

In questa prospettiva lo sport, che investe vari campi plurifunzionali di significato, da quello strettamente abilitativo-prestativo a quello igienico salutistico, a quello comportamentale, costituisce certamente uno strumento privilegiato per lo sviluppo del modo di pensare, sentire e di agire dei bambini e dei ragazzi.

Il rispetto della regola e degli altri, che rappresenta il modo di essere dello sport, va vissuto come un abito mentale quotidiano e come stile di vita permanente, che si traducono in un agire responsabile all´interno della comunità di appartenenza, nella prospettiva di sviluppo della cittadinanza attiva.

Il confronto e le personali potenzialità tecnico-agonistiche vanno veicolate in termini costruttivi e produttivi, utilizzando la maturità di giudizio e il pieno equilibrio emotivo.

L´affermazione di sé e l´autopromozione, attraverso lo sport, si concretizza in un progetto di vita personale in cui gli altri soggetti sono partner necessari, con i quali confrontarsi, siano essi compagni di squadra o avversari da battere.

L´interiorizzazione della regola sportiva, trasferita sull´esperienza vissuta in prima persona, diventa, così, patrimonio etico e culturale permanente, che agevola la partecipazione personale alla vita civile e sociale.

La sola informazione, infatti, se non è accompagnata da una situazione di vissuto personale, rischia di rimanere nella sfera puramente conoscitiva, di non contagiare emotivamente gli alunni e di non produrre cambiamenti comportamentali significativi.

L´impegno educativo deve essere, dunque, veicolato verso una forma di coinvolgimento diretto degli alunni, facendoli sentire protagonisti del loro processo formativo.

Spesso a livello scolastico od extrascolastico si attivano dei progetti mirati di prevenzione contro
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alcuni comportamenti devianti, come quello dell´assunzione di droga, dell´uso abuso di alcolici , di sostanze dopanti o socialmente censurabili, come le manifestazioni di bullismo, dibattute in questo Convegno.

Si tratta di iniziative sicuramente lodevoli, ma concepite secondo la regola del travaso di informazioni su certe regole da seguire, in cui gli alunni sono in una posizione puramente ricettiva.

In pratica, si costruiscono dei bei pacchetti formativi per gli alunni, ma non con gli alunni, determinando spesso noia, scarsa motivazione e alimentando, in qualche caso, un senso di ribellione e il gusto della trasgressione.
La scuole e tutte le agenzie educative che operano sul territorio, dovendo perseguire una mission educativa, che promuova lo sviluppo della persona anche sotto l´aspetto emotivo, socio-relazionale e comportamentale, devono studiare e mettere in atto strategie d´intervento, che servano a prevenire ed arginare il fenomeno di condotte devianti, che riguardano non solo i singoli, ma anche e soprattutto il gruppo dei pari nel suo insieme e, soprattutto, fasce d´età sempre più basse.

Per prevenire e combattere suddette manifestazioni comportamentali e dovendo predisporre precisi piani e strumenti di intervento da parte dei soggetti istituzionali e non, ritengo sia necessario fare una sorta di analisi del fenomeno bullismo per capirne le cause e le dinamiche che lo caratterizzano.

Il termine "bullismo", ricavato dalla parola inglese "bullying" rappresenta una forma di comportamento arrogante, aggressivo e volutamente provocatorio, all´interno del gruppo, caratterizzato dall´intenzionalità precisa di infierire con azioni persecutorie e ripetute su soggetti deboli, fragili, remissivi, insicuri, disabili oppure di cultura ed etnia diversa.

Tale comportamento si manifesta nel gruppo, con atti di prepotenza e sopraffazione e di tacita accettazione delle vittime e del gruppo dei pari, ricorrendo anche alla esibizione filmata delle "imprese"

Un dato di fatto molto allarmante, che è stato rilevato da studi appositamente effettuati su questo campo, riguarda l´atteggiamento spesso rassegnato e la riluttanza dei bambini e dei ragazzi che hanno subito prepotenze, a raccontare a scuola o in famiglia di essere stati maltrattati e picchiati.
Spesso non parlano con gli adulti degli atti che hanno subito o di cui sono stati spettatori, per una serie di motivi che possono essere così sintetizzati :
- perché se ne vergognano
- perché sono stati minacciati
- perché pensano che sia inutile
- perché pensano di non essere creduti
- perché temono di non essere ascoltati
- perché pensano di non essere capiti
- perché pensano che non si darà la giusta importanza alle loro dichiarazioni

Questo tipo di comportamento trova spesso una sua ragionevole giustificazione nella presa di posizione degli adulti con frasi di questo tipo :
- devi abituarti a risolvere da te questo problema,
- é una cosa normale, ti devi rassegnare,
- reagisci in modo forte e fa anche tu il prepotente,
- é colpa tua: se ce l´hanno con te ci sarà un motivo,
- é colpa tua : evidentemente questi problemi te li vai a cercare,
- sono solo ragazzate, ci siamo passati tutti 3.

Queste risposte aggravano la situazione e solidificano una condizione di solitudine e il senso di impotenza delle vittime, cui si associano, talvolta, l´abbandono scolastico o l´insorgenza di forme patologiche di disistima che possono sfociare nella depressione.

Gli aggressori, invece, attraverso il loro l´atteggiamento spavaldo, denunciano, due situazioni contrastanti: il desiderio di raggiungere obiettivi di potere e di dominanza nel gruppo, ma con una forte carenza di empatia a livello emotivo (situazione di forza) o, al contrario, una forma di reazione
all´incapacità di elaborare i rapporti interpersonali non aggressivi, una situazione di malessere, di scarsa considerazione di sé e di difficoltà di contatto col mondo esterno e di marcato deficit nelle abilità sociali (situazione di debolezza)

In ambedue i casi essi sentono la necessità di esibirsi in manifestazioni di spavalda aggressività che, in qualche modo, conferisce loro visibilità, li fa sentire protagonisti e li pone al centro dell´attenzione, spesso con l´approvazione del gruppo di appartenenza.

Ciò che rende maggiormente allarmante il fenomeno è che la fascia di età infantile è quella più interessata: da un´indagine realizzata da Fonzi, emerge, infatti, che in Italia il 41% dei casi si verifica nella Scuola Primaria, il 26% nella Scuola Secondaria di 1° grado, il 15/18 % nella Scuola Secondaria di 2° grado.

STRATEGIE PER LA PREVENZIONE E LA LOTTA AL BULLISMO

Sull´argomento sono stati svolti e realizzati progetti mirati nelle scuole di ogni ordine e grado sia in Italia che all´estero, dai quali si rileva che gli interventi adottati hanno determinato cambiamenti comportamentali significativi, soprattutto se realizzati nella scuola primaria.

Come affermano gli studiosi, infatti, è estremamente problematico cercare di modificare, in ritardo, abitudini e stili di vita già consolidati, per cui è sicuramente consigliabile predisporre iniziative di prevenzione primaria, senza peraltro trascurare interventi, anche di tipo riparativo in età adolescenziale.
E´ sicuramente fondamentale, in questo caso, attivare azioni orientate a rimuovere situazioni di disagio relazionale, che preveda l´organizzazione di un percorso formativo centrato sull´educazione socio-emotiva.

Si deve, comunque, prevedere anche un´azione sanzionatoria per i soggetti responsabili di violenze perpetuate nei confronti dei compagni.
Sarebbe, inoltre, auspicabile arrivare ad una sorta di mediazione tra il bullo e la vittima, cercando di stabilire tra loro un flusso comunicativo e di dialogo.

Lo sport, come abbiamo già sottolineato, si configura come un importante laboratorio di prosocialità, di educazione al rispetto degli altri e della legalità, che può colmare il grande vuoto, il senso di solitudine, il deserto di relazioni superficiali, la mancanza di qualsiasi comunicazione empatica tra pari o con gli adulti, che sono alla base dei comportamenti aggressivi e violenti.

La Scuola, attraverso l´attività sportiva, supportata dalle altre Agenzie, può svolgere un ruolo fondamentale, creando, al suo interno, Centri di Aggregazione Giovanile (come i Centri Sportivi Scolastici e di Gioco-Sport), in cui si possano svolgere attività a livello ricreativo-promozionale o a livello agonistico (partecipazione ad attività organizzate a livello istituzionale).
Si tratta di restituire ai bambini e ai ragazzi gli spazi di libertà, di fantasia, di gioco e di protagonismo, che la società attuale ha loro sottratto. E´ più che mai urgente liberarli dalle prigioni
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telematiche delle loro camerette, dai luoghi chiusi delle discoteche, dei pub, ecc. e far loro vivere esperienze calde, di prima mano.

QUALI INTERVENTI?

Un intervento radicale presuppone un impegno serio e convinto della Scuola, la quale non può essere lasciata sola in questo compito così difficile e delicato, ma deve essere supportata dagli enti locali, dalle famiglie, dalle agenzie sportive e culturali qualificate, che operano sul territorio.
Il tempo educativo deve essere dilatato, liberando, così, i genitori-tassisti e gli alunni stressati da impegni frenetici legati ad una serie di attività pomeridiane, organizzate a scopo di lucro, da parte di associazioni o pseudoassociazioni , che non offrono adeguate garanzie di tipo etico e professionale.

Un nuovo modello di scuola presuppone, certamente, una ridefinizione del profilo professionale dei docenti, ma anche un riconoscimento dignitoso del loro impegno lavorativo e del loro status.

In una scuola che operi realmente a tempo pieno, oltre alla presenza di altro personale qualificato, è richiesta agli insegnanti la vicinanza prolungata con i loro allievi, che consenta, tramite una didattica laboratoriale, di organizzare con loro esperienze aggregative/associative legate alle attività ludico-sportive.
Tale attività permetterà ai docenti, inoltre, di operare in una dimensione descolarizzata, in cui è facile mettersi in una posizione di ascolto dei problemi, legati ai compiti di sviluppo di ognuno, ma che permetta e dare, possibilmente, risposte alle singole richieste di aiuto nelle situazioni di sofferenza e di disagio.

Il Centro Sportivo Scolastico può costituire, in questo caso, un contesto altamente motivante per gli alunni, all´interno del quale si creano nuove dinamiche, che si possono regolare, anche attraverso l´intervento di persone professionalmente qualificate.

Una scuola di qualità, che si configuri come un vero e proprio centro unitario di educazione nel contrastare i casi di violenza, bullismo, illegalità, deve essere, infine, assolutamente rigorosa ed adottare i mezzi necessari affinché tutti: alunni, insegnanti, genitori siano consapevoli che ogni processo di crescita e di sviluppo implica applicazione costante, fatica, spesso sacrifici e che l´attività sportiva, come ogni attività umana, comporta la capacità di gestire alcune situazioni emotive ad essa collegate (gestione dell´ansia, superamento di ostacoli, tolleranza alla frustrazione, ecc.).
Il disastro educativo nasce, infatti, dalla convinzione/pretesa che si possa garantire agli alunni l´esonero dalla fatica, che ci possano essere vie agevolate, tramite speciali scorciatoie, per conseguire, in tempi rapidi, determinati obiettivi (performances nello studio, nello sport, nel lavoro, nella carriera, ecc.)

LA CONFIGURAZIONE DELL´AZIONE SCOLASTICA

Nel contesto sopra esaminato, l´azione scolastica si configura come :
- analisi del contesto scolastico ed istituzionale specifico
- coinvolgimento di tutte le componenti scolastiche
- integrazione e condivisione delle progettualità
- valorizzazione delle risorse interne della scuola e delle sue buone pratiche
- operatività nella quotidianità
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I DIVERSI LIVELLI DI INTERVENTO

Un progetto mirato, in questo specifico settore, prevede che si realizzino i seguenti livelli di intervento :
- La scuola nel suo complesso, in cui si realizzino: attività di formazione, e co-costruzione di precisi itinerari educativi con gli insegnanti, laboratori di attività ludiche e sportive, luoghi di ascolto con personale specializzato, utilizzazione di nuove metodologie della didattica, incontri di formazione/informazione con i genitori, con particolare riferimento agli aspetti psicologici delle dinamiche relazionali genitori/figli e alla comunicazione educativa.
Per quanto riguarda il contesto sportivo gli interventi devono essere programmati in modo razionale, tenendo conto delle seguenti coordinate di riferimento :
• la gestione del gruppo e delle sue dinamiche
• la gestione delle regole
• la gestione della competizione
• la gestione degli aspetti collegati alla crescita individuale
• la gestione dei rapporti con le Agenzie e gli Enti partner del Progetto
• la verifica dei risultati.

- Il gruppo classe, dove possano essere sperimentate metodologie innovative, forme di cooperative learning, tutoring, laboratori specifici, corsi di educazione emotiva, col supporto di qualificati specialisti.

- Singoli individui: i destinatari dell´azione educativa a cui sono destinati gli interventi personalizzati, che vanno, logicamente, calibrati sulle caratteristiche, sulle attitudini, sulle vocazioni e sulle dotazioni native di ognuno.

CONCLUSIONI

E necessario chiarire che questo contributo di idee e di riflessioni sul tema del bullismo, non ha la pretesa di proporsi come un trattato sistematico su una problematica così complessa, ma vuole essere solo uno stimolo per una riflessione comune su una situazione di sofferenza, che coinvolge un numero sempre maggiore di alunni, che spesso subiscono ingiustificati soprusi e violenze da parte dei loro pari.
Come nota conclusiva mi pare utile raccomandare a tutti gli operatori della Scuola, ma anche agli altri soggetti istituzionali e non, che occorre unire le forze, perché la scuola diventi un laboratorio in cui si ricerchino e si valorizzino nuovi paradigmi culturali e valoriali, nella ridefinizione di una nuova cultura dell´interazione.
Alle accresciute responsabilità formative, fanno riscontro nuovi e profondi interrogativi che rimandano e ai fini ultimi della scuola. Come, concretamente, la scuola può diventare luogo di promozione e di crescita di persone e mentalità nuove?. Come il "il sapere e il saper fare possono diventare strumenti di una scuola educativamente orientata al saper essere e al saper convivere?" (Delors).
Proporre agli alunni percorsi operativi di educazione all´altro, di dialogo, di cooperazione, di tolleranza, di solidarietà non significa fare sfoggio di banali sequenze di esortazioni moralistiche, ma significa, invece, guidarli a compiere un cammino di conoscenza e di scoperta di sé e dell´altro, che vuol dire :
- promuovere situazioni formative e percorsi operativi significativi sotto tutti gli aspetti
- utilizzare tutti i canali comunicativi, compreso quello del linguaggio corporeo, che ci fanno scoprire, conoscere, accogliere e rispettare l´altro (nella sua "alterità" e "diversità") e ci fanno scoprire dall´altro, per costruire insieme qualcosa di nuovo e positivo.
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In questo modo i bambini e i ragazzi potranno percepire di non essere soli, ma di essere legati ai loro coetanei da un comune patrimonio di caratteri, bisogni, aspettative, la cui completa realizzazione non può essere affidata a gesti e atteggiamenti che mortificano la dignità dell´altro, ma al desiderio di sperimentare la condivisione e la reciprocità, lo scambio, che permette loro di costruire un´etica dell´interazione, indispensabile per percorrere insieme un cammino di crescita personale, culturale, civile e sociale.



Pasquale Piredda
Psicopedagogista - Esperto MIUR -
Più volte Componente della Commissione Ministeriale
per la Riforma della Scuola
Docente della Scuola Regionale dello Sport del CONI Lazio

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