25 Settembre 2020
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Gita in Polonia dei veterani atesini

07-06-2011 09:15 - Trentino Alto Adige
Papa Wojtyla
Dalla Cracovia di papa Wojtyla
alle città del calcio europeo

In maggio - come vuole la tradizione - i veterani atesini dello sport con il loro presidente Alberto Ferrini scelgono uno stato straniero per una gita di una decina di giorni: dopo Marocco e Siria quest´ anno la scelta è caduta sulla Polonia dove in ogni città e in ogni chiesa da Cracovia a Varsavia, da Danzica sul mar Baltico a Poznan si avverte un fortissimo sentimento religioso, un cattolicesimo che ha avuto la sua guida spirituale e anche politica in papa Wojtyla. A lui sono dedicati monumenti, mostre, gigantografie, gonfaloni, piazze e strade. Giovanni Paolo II è soprattutto nel cuore e nell´anima dei polacchi, un popolo orgoglioso e forte che - assediato da tedeschi e russi - sta cercando di risollevarsi e di rinascere dopo le tragedie della seconda guerra mondiale (centinaia di migliaia di vittime per le deportazioni e per i bombardamenti che hanno raso al suolo Varsavia e altre città). Oltre 40 anni di occupazione sovietica hanno lasciato pesantemente il segno sulla Polonia che ora si sente un Paese libero e democratico malgrado le difficoltà imposte dalla crisi economica. Anche lo sport può dare impulso all´economia e al turismo in particolare: fra un anno la Polonia ospiterà in quattro città (Varsavia, Danzica, Breslavia e Poznan) i campionati europei di calcio: sono in costruzione stadi e autostrade.
Nella gita in pullman di 2500 km con tappe a Vienna "Imperiale" e a Norimberga i veterani atesini hanno visitato Cracovia, la città di Giovanni Paolo II, le famose miniere di sale di Wieliczka, il campo di sterminio di Auschwitz con un´impressionante documentazione sull´olocausto, la chiesa con la Madonna Nera di Czestochowa, la capitale Varsavia (qui si giocherà la partita d´apertura degli "europei" nel giugno 2012) il castello dei cavalieri teutonici di Malbork (il più grande d´Europa in stile gotico) Danzica e altri centri del mar Baltico, la casa di Nicolò Copernico (polacco, per chi non lo sapesse, come Chopin) a Torun e infine Poznan con le grandissime croci incatenate per ricordare l´insurrezione del ´44 soffocata nel sangue dalle truppe naziste del Terzo Reich.
"Varsavia deve sparire dalla carta geografica" fu l´ordine (purtroppo eseguito) di Adolf Hitler. I polacchi hanno ricostruito, mattone su mattone, la loro capitale con enormi sacrifici finanziari: per rispettare storia, cultura e architettura del loro Rinascimento (dal 1400 al 1700) si sono ispirati a un quadro del Canaletto, il pittore veneziano che visse a lungo a Varsavia.

Franco Sitton

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